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Raccolta e riciclo degli indumenti usati: piu' regole e piu' trasparenza

  pubblicata il 05/08/2016

Inizialmente nato come attività di beneficenza, il settore della raccolta e recupero degli abiti usati ha vissuto in questi anni una forte crescita. Attualmente questa filiera industriale del riuso e riciclo é arrivata in Italia a 110.000 tonnellate di indumenti raccolti, una crescita notevole se si considera che nel 2009 la raccolta era stata di 72.000 tonnellate. Si tratta di una frazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani che sono classificati con i codici CER 200110  (abbigliamento) e 200111 (prodotti tessili) e che poi sono avviati ai processi di recupero negli impianti autorizzati alla gestione di rifiuti (ai sensi del D.Lgs 152/06). Da questo processo di trattamento parte il ciclo di post-consumo in quanto ne determina la qualifica ad “indumenti ed accessori di abbigliamento utilizzabili direttamente in cicli di consumo”, oppure “materie prime seconde per l’industria tessile” destinate agli impieghi industriali.
Purtroppo in Italia, come testimoniano, alcune vicende di cronaca degli ultimi mesi,  si sono verificate attività di raccolta “border-line” che, violando disposizioni normative, si basano su circuiti paralleli a quelli regolari e autorizzati per la gestione dei rifiuti tessili. Lo sviluppo di questo settore richiede infatti regole chiare e trasparenti per tracciare tutti i flussi di materiali raccolti, garantendo concorrenza sul mercato e limitando le attività illegali.
Insomma si tratta di un importante settore economico,  strategico per l’approvvigionamento delle materie secondarie per i settori produttivi, un importante alleato per l’abbattimento dell’impatto ambientale. 

Fonte : La Formica On Line  - Estratto Articolo